14/03/2019
"Viaggio nel tempo" 4° puntata: Angela Bucchi



A Godo nel 1967 nasce il baseball al femminile, per meglio dire: Softball!!! Alcune ragazze del paese facevano vari sport, ma quando assaporarono l’odore della pelle del guantone, vollero provarci. Ragazze di paese che studiavano a Ravenna o dintorni, senza un soldo in tasca, si misero in viaggio per l’avventura. Tra questo gruppo c’era anche la rossa… la ricevitrice Angela Bucchi. Partite dalla serie C si ritrovarono nel 1978 ad affrontare i play-off per la promozione in serie A. Avevano raggiunto l’obiettivo, prima loro della squadra maschile, ma la cassa era vuota e dovettero rinunciare alla mitica serie. Fu l’ultimo anno che giocarono, la società si sciolse. Dopo dieci anni, per rivivere quei bei momenti, una partita delle vecchie glorie riportò le donne sul diamante: Godo vs Faenza, naturalmente il Godo ne uscì vincente. Passarono molti anni prima di vedere delle gonnelle sul diamante, ma di questo parleremo più avanti. Nelle tre edizioni della 24 ore di baseball, tenutasi a Godo, Angela è sempre stata in prima linea, a difendere il piatto e a battere valide su valide. La vostra inviata Candy.
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Laura Pagnani ed io ci siamo interessate per costruire una squadra di softball. Avevamo 15/16 anni, già esisteva il baseball, noi ne eravamo tifose, ci siamo guardate negli occhi e ci siamo buttate in questa avventura. Abbiamo trovato uno sponsor: il primo fu l’Endas di Ravenna. Ci dava circa 30/40.000 lire, una miseria! Comunque comprammo le magliette, gli shorts ce li facemmo noi e cucimmo a mano le lettere dello sponsor! Non vi dico come si erano ridotte le nostre dita nel cucire quella pellaccia dura… Noi non ci davamo per vinte e riuscimmo a contattare un responsabile della FIBS di Torino, tempestandolo di richieste, a tal punto che un bel giorno venne a Godo e ci portò delle divise. La prima era totalmente bianca con scritto solamente “Softball Godo”; in seguito prendemmo 15/20 magliette gialle e Guerrino, figlio di Celsa, ci ricamò a mano il logo della donnina stilizzata dentro ad un triangolo. La nostra fortuna, nel cercare atlete, è stata che le sorelle Fattori erano cinque, quindi avevamo già la squadra fatta. Se mancava una di loro eravamo perdute e dovevamo raccattarne una a caso in giro per Godo. Il nostro allenatore, proprio alle prime armi, è stato Renzo Casali, seguito da Antonio Pagnani, ma non tutti sanno che Roberto Saporetti iniziò la sua carriera da presidente proprio con noi. Nel 1980 lui passò alla squadra maschile e il suo posto fu preso da Miriam. Poco dopo ho dovuto lasciare la squadra, con molto dispiacere, per me c'era un'altra avventura, mi ero sposata ed ero incinta. Poco dopo Laura Pagnani andò a giocare a Forlì, Patrizia Ravaglia cambiò squadra e pian piano la squadra si sciolse. Si sa, a Godo il Softball non ha lunga vita, se il gruppo inizia a sgretolarsi non ci sono molte riserve. Noi all'inizio eravamo anche bravine, siamo andate a giocare a Pesaro, Castenaso, Collecchio, anche a Macerata dove c'è il campo in pendenza. Il bello è che quando dovevamo giocare in casa, noi non avevamo il campo. Prima che lo costruissero nella Bosca, i ragazzi giocavano nel campo di calcio o alla Darsena a Ravenna, noi andavamo a Russi oppure chiedevamo il campo a Don Bruno. La domenica prima della partita dovevamo andare a messa, poi si poteva andare a giocare. Per le trasferte ci preparavamo ed andavamo a buttar giù dal letto qualcuno che ci potesse accompagnare alla partita, perché non avevamo la patente. Di solito erano il mio babbo, Murèl, o mio zio, il babbo di Minimo, venivano Dani Montanari e naturalmente Roberto Saporetti. Una volta andammo a Pesaro con tre auto, al momento di prendere l'uscita per Pesaro mio zio tira dritto e usci a Senigalia. Nulla di male, ma in auto con lui c'era Patrizia, la nostra lanciatrice, cosi noi che eravamo già al diamante, abbiamo dovuto temporeggiare e chiedere la mezz'ora di tempo. Finalmente arrivò e la partita fu giocata. Un’altra volta eravamo a Imola per la partita, per mancanza di giocatrici abbiamo fatto giocare una ragazza inesperta. Non si sa come, ma riusci ad arrivare in seconda base. Nel box di battuta c'era Gisella Ravaglia che fece una bella battuta e noi dalla panchina urlammo “dai dai corri corri vieni a casa” e lei cosa ha fatto? Dalla seconda tira dritto, passa sul monte di lancio ed arriva a casa base. Fini lì la sua carriera, prima d’iniziare. Verso gli ultimi anni della mia partecipazione al softball, arrivò anche Linda Albieri. Aveva dieci anni, è stata il terrore dei lanciatori perché essendo cosi piccola non riuscivano a centrare i lanci. Arrivava sempre in prima base. Gli arbitri, che erano del paese degli avversari, mi sembra il Collecchio, si erano un po' arrabbiati perché secondo loro Linda era troppo piccola e non doveva giocare. Fecero di tutto per poter far vincere gli altri, ma anche togliendo lei riuscimmo ugualmente a vincere. In primavera e in estate andavamo ad allenarci nel campetto del prete, in inverno invece la nostra palestra era la saletta che rimaneva sopra la sala del cinema del circolo. L’allenamento era sul lancio della palla, ricordo che una volta vennero ad allenarsi anche Anna Saporetti e Marisa, la moglie di Edo, loro non se lo ricordano, ma io ho un visione precisa di loro che lanciano la palla. Due anni fa, in occasione della festa del paese, hanno organizzato una partitella fra le vecchie glorie e le nuove del Softball. Mi hanno invitato,” ma cosa vuoi? mi sono detta, andrò a vedere, ma non mi posso mettere a giocare”. Quando sono arrivata al diamante non ho resistito, era più forte di me e ho giocato. Mi sono divertita un mondo, sono anche riuscita a battere un valida sul lancio della Francesca, lei è brava e più giovane di me. Sono sicura che se presto ci fosse un'altra partitella del genere, io sarei in prima linea. E' bello poter ricordare questi momenti, speriamo che continuino ad essercene sempre per tutti noi.

(tratto dal libro “50 sfumature di passione” di Flavia Zanchini)





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